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 venerdì, 30 luglio 2010 @ 14:49

IL NOSTRO SALUTO AD ELUANA

   
Dai CollegiEstratto dalla newsletter InfermieriRomaNews, del 18 Febbraio 2009.
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Cosa resta della dolorosa vicenda di Eluana Englaro ora che i riflettori dei media si stanno finalmente spegnendo e che l’asprezza della contesa etica ed ideologica, degenerata poi in scontro politico-istituzionale, sembra registrare una momentanea battuta d’arresto?

Resta una pietas infinita per il padre e per la madre, ma soprattutto per il ''corpo'' di Eluana, amorevolmente curato e protetto per diciassette lunghi anni dalle Suore infermiere e dai colleghi che si sono assunti l’onere di accompagnarla fino al termine della vita, sostenuti dalla convinzione di tutelare ''la volontà dell’assistito di porre dei limiti agli interventi che non siano proporzionati alla sua condizione clinica e coerenti con la concezione da lui espressa della qualità di vita'' (art. 36, Codice deontologico 2009).

Ma resta anche il grande disagio prodotto dalla lacerazione diffusa nel Paese: troppe parole faziose, false certezze, proclami, dichiarazioni anti-scientifiche e strumentalizzazioni. Deprechiamo soprattutto la violenza mediatica di cui Eluana è stata oggetto e vogliamo sperare che almeno la sua sofferenza e quella della sua famiglia non saranno vane.

Ci auguriamo che sia colmato presto il drammatico vuoto legislativo determinato dalla mancanza di una specifica regolamentazione coerente con l’attuale sviluppo scientifico e tecnologico che, ridefinendo i confini ''tradizionali'' della vita e della morte, pone quotidianamente nuovi interrogativi etici a ciascuno di noi, come persona, cittadino e professionista sanitario.

Una cultura della morte è inaccettabile: non può esistere né per noi infermieri, né per nessun altro.
Crediamo, come è scritto nel nostro Codice deontologico, nel rispetto della volontà del malato, cui riconosciamo il diritto alla salute, alle cure palliative e all’assistenza, ma anche il diritto a non accettare la riduzione del proprio orizzonte di vita a mera espressione biologica.

Purché sia davvero questa la volontà del malato.

Il Presidente
Gennaro Rocco  
 
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