Il Consiglio trova un accordo sui diritti dei pazienti nell’assistenza sanitaria transfrontaliera
mercoledì, 23 giugno 2010 @ 14:30
Inviato da: Admin
È finalmente fatta: Il Consiglio trova un accordo su una Proposta di Direttiva (versione in tono minore) riguardante l’applicazione dei diritti dei pazienti nell’assistenza sanitaria transfrontaliera.
I Ministri della Salute degli Stati Membri dell’Ue si sono riuniti l’8 giugno 2010 a Lussemburgo (Meeting del Consiglio per la Salute) per raggiungere un accordo politico sulla proposta di Direttiva riguardante i diritti dei pazienti nell’assistenza sanitaria transfrontaliera (9948/10 + 9948/10 COR 1).
Come ricorderete, questa proposta di Direttiva mira a facilitare l’accesso ad un’assistenza sanitaria transfrontaliera sicura e di alta qualità e a promuovere la cooperazione tra gli Stati Membri in campo sanitario. In questo contesto, essa avrà l’obiettivo di definire un sistema di rimborso, affinché i pazienti potranno essere rimborsati nel proprio paese per i servizi sanitari acquistati all’estero, ma sempre all’interno del Mercato Unico.
Dato il percorso tortuoso della proposta di Direttiva in questi ultimi mesi, è utile ricordare alcuni dei momenti più salienti del suo sviluppo.
Secondo il Trattato dell’Ue, i Sistemi Sanitari sono principalmente sotto la responsabilità degli Stati Membri e non dell’Unione Europea (principio di sussidiarietà). Nonostante questo fatto, una serie di sentenze della Corte di Giustizia Europea (CGE) sin dal 1998 hanno sottolineato che l’azione dell’Ue in questo ambito potrebbe essere auspicabile e persino necessaria.
La più importante tra queste decisioni era quella che riguardava Mrs. Watts. A questa signora è stata respinta l’autorizzazione al trattamento urgente (per artrite) dall’Ospedale locale di Bedford (UK). Obbligata ad inserire il suo nome in una lunga lista di attesa, lei ha infine deciso di andare in Francia per farsi curare e ha poi chiesto di essere rimborsata dall’autorità sanitaria locale di Bedford.
Quando quest’ultimi si sono rifiutati di concedere il rimborso, il caso è stato sottoposto al giudizio della CGE che ha sentenziato che i cittadini dell’Ue possono farsi curare in altri Stati Membri e farsi coprire i costi dai propri sistemi sanitari.
La Corte ha specificato che questo può avvenire qualora l’assistenza sanitaria fosse fornita meglio in un altro Stato Membri (per condizioni rare o cure specialistiche) oppure quando la struttura appropriata più vicina si trova in un altro paese.
Già nel 2006, la Commissione Europea aveva tentato di inserire i servizi sanitari nell’ambito della Direttiva Servizi (2006/123/EC), ma a seguito di molta pressione, soprattutto da parte delle professioni sanitarie, tali servizi sono rimasti fuori dalla Direttiva.
Da allora, la Commissione Europea ha deciso di indirizzare i suoi sforzi verso due obiettivi diversi: uno riguarda il personale sanitario e l’altro i diritti dei pazienti nell’assistenza sanitaria transfrontaliera.
Per il personale sanitario, la Commissione Europea ha lanciato una consultazione pubblica sulla base del Libro Verde sul Personale Sanitario Europeo di dicembre 2008, per raccogliere le opinioni delle parti interessate su un’ampia gamma di questioni (vedi la posizione del CEPLIS sul sito: http://www.ceplis.org/ckfinder/userfiles/files/positions/ceplis_position_health_workforce.doc ).
La suddetta consultazione pubblica è terminata il 10 aprile 2009 (vedi Telegramma CEPLIS N°1/10 e N°9/10) e i risultati sono stati presentati al nostro Gruppo di Lavoro “Salute” in occasione del suo incontro del 20 aprile a Bruxelles da Ms. Elisabeth Kidd (DG SANCO).
Per garantire chiarezza e certezza legale nell’ambito dell’assistenza sanitaria e dei diritti dei pazienti, la Commissione Europea ha deciso di creare un sistema europeo per regolamentare l’accesso transfrontaliero ai servizi sanitari.
Dopo una consultazione con le parti interessate (vedi la posizione del CEPLIS sul sito: http://www.ceplis.org/ckfinder/userfiles/files/positions/ceplis_position_patients_rights.doc ), una proposta di direttiva è stata presentata al Parlamento Europeo, che l’ha adottata con alcuni emendamenti nell’aprile 2009. Il testo, tuttavia, è rimasto in sospeso presso il Consiglio d’Europa, dove i ministri della salute hanno avuto serie difficoltà nel raggiungere un accordo tra loro.
Il testo è stato finalmente adottato dal Consiglio “Sanità”.
Come ricorderete, la Direttiva si basa su due articoli del Trattato di Lisbona: 114 (sui servizi) e 168 (sulla sanità pubblica)
Il Consiglio dell’8 giugno ha raggiunto un accordo sui seguenti provvedimenti:
I pazienti potranno farsi curare in qualsiasi Stato Membro e chiedere il rimborso al Ministero della Salute del proprio paese. Tuttavia, una serie di limiti sono stati inseriti nel testo per non destabilizzare i sistemi sanitari nazionali. Per esempio, il diritto del paziente di farsi curare all’estero potrà essere negato, qualora, per esempio fosse necessario pernottare fuori, utilizzare medicine costose high-tech, o qualora la qualità e la sicurezza non potessero essere garantiti dall’istituzione ospitante.
I pazienti dovranno farsi “autorizzare a priori”, quindi prima di andare all’estero e gli Stati Membri saranno tenuti a rimborsare le spese sulla base di quanto sarebbe costato ai servizi sanitari nel proprio Stato. L’ultima parola per le cure all’estero spetterà alle autorità sanitarie – ponendo fine alla speculazione che da questa Direttiva potrebbe derivare il "turismo sanitario”.
I medici di base fungeranno da “Guardiani” e decideranno se i propri pazienti debbano farsi curare all’estero.
Questo nuovo accordo copre anche i costi degli ospedali privati, permettendo così ai pazienti delle liste di attesa pubbliche di farsi curare presso ospedali privati fuori dal proprio Paese.
Infine, il caso dei pensionati che risiedono in un paese diverso del proprio Stato di appartenenza continua ad essere un tema controverso: per alcuni stati Membri i costi delle cure sanitarie dovrebbero essere pagati dal paese in cui il pensionati risiede, mentre altri ritengono che dovrebbero essere coperti dallo Stato in cui il paziente ha pagato i contributi previdenziali durante la sua vita lavorativa.
In generale, con il nuovo accordo la questione della mobilità dei pazienti esce dal controllo della CGE e ritorna di nuovo sotto il controllo degli Stati Membri. Diversi esperti hanno affermato che il raggiungimento di questo accordo è stato difficile a causa della forte opposizione nei confronti di alcune sentenze emesse dalla CGE.
Anche se l’impatto reale della Direttiva non sarà chiaro finché essa non entrerà in vigore, si è sempre più convinti che la mobilità dei pazienti sarà molto più ridotta di quanto inizialmente previsto prima dell’inclusione di questa serie di nuove clausole da parte del Consiglio.
Quale sarà il prossimo passo in questo processo?
La proposta dovrà ritornare al Parlamento Europeo, il quale preferirebbe un testo molto più ambizioso. Gli europarlamentari discuteranno della questione entro la fine del 2010, offrendo così alla prossima Presidenza Belga l’opportunità di raggiungere l’accordo definitivo nel 2011.