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 venerdì, 10 settembre 2010 @ 22:27

Il Barometro dell’UE sulla Sicurezza dei Pazienti e la Qualità dell’Assistenza Sanitaria

   
EuropaLa Direzione Generale per la Salute e i Consumatori della Commissione Europea (SANCO) lo scorso 16 aprile ha pubblicato i risultati di una indagine di Eurobarometro sulla “Sicurezza dei Pazienti e sulla Qualità dell’Assistenza Sanitaria”. Lo scopo di questa indagine conoscitiva era di raccogliere le percezioni dei cittadini sulla sicurezza del paziente e sulla qualità dell’assistenza, le loro esperienze su eventuali eventi avversi, informazioni disponibili sulla sicurezza del paziente e le informazioni in loro possesso riguardo al risarcimento nel proprio paese e in un altro Stato Membro. L’indagine in questione è stata condotta dall’11 settembre al 5 ottobre 2009 in tutti e 27 gli Stati Membri dell’Unione Europea, con 26.000 interviste.

Questa iniziativa è frutto della recente Direttiva del Consiglio UE per la Sicurezza del Paziente (2009/C 151/01) e della comunicazione della Commissione Europea (COM(2008) 836) sullo stesso problema.

L’indagine cerca di capire quale sia, secondo i cittadini, il grado di rischio di subire un danno durante cure sanitarie ricevute in regime di ricovero e non, e fino a che punto percepiscono il rischio di incorrere in un evento avverso specifico e fino a che punto sono informati sulle misure di sicurezza nel proprio paese e negli altri Stati Membri dell’Unione Europea.
I messaggi principali che questa indagine ha raccolto sono stati:
Quasi la metà degli intervistati ritiene che potrebbe subire un danno dall’assistenza sanitaria nel proprio Paese (sia in ospedale che fuori dal contesto ospedaliero).
La maggioranza degli intervistati ritiene che le infezioni ospedaliere o una omessa diagnosi oppure una diagnosi tardiva siano abbastanza probabili o molto probabili quando ricevono assistenza sanitaria nel proprio paese.
Più del 25% degli intervistati dichiara che o loro o un loro familiare ha vissuto un evento avverso durante l’assistenza sanitaria. Tuttavia, questi eventi, per lo più, non vengono mai segnalati.
Le esperienze negative, per la maggior parte dei casi, riguardano la gestione ospedaliera oppure il rispettivo medico, infermiere o farmacista.
Circa un terzo degli intervistati non sa quale Ente sia responsabile per la sicurezza del paziente nel proprio paese. Molti altri credono che questa responsabilità spetti al Ministero della Salute o degli enti che forniscono i servizi sanitari (per esempio cliniche, ospedali, medici, infermieri, ecc.)
Se dovessero subire un danno nel loro paese, molti intervistati hanno dichiarato che si rivolgerebbero ad un avvocato, oppure a qualche dirigente dell’ospedale oppure al Ministero della Salute. Se il danno accadesse in un altro Stato Membro, molti di loro hanno dichiarato che per prima cosa contatterebbero la loro ambasciata o consolato.
Pensando all’alta qualità dell’assistenza, il criterio più importante è stato quello di avere uno staff sanitario ben preparato, seguito poi dall’efficacia della terapia. Le liste di attesa, l’attrezzatura medica moderna ed il rispetto della dignità del paziente non sono stati considerati altrettanto importanti.
Molti degli intervistati hanno valutato “buono” il livello dell’assistenza sanitaria nel proprio paese, sebbene la maggioranza pensi che sia “abbastanza buono” piuttosto che “molto buono”. Tuttavia, c’è una grande varianza a livello nazionale (dal 97% al 25% degli intervistati reputano buona la qualità dell’assistenza nel proprio paese).
L’indagine ha raggiunto le seguenti conclusioni:
Metà degli intervistati ritiene che potrebbe subire un danno dalla sanità nel proprio paese. Tuttavia, va notato che poche persone pensano che ciò possa realmente accadere, mentre molti ritengono che sia abbastanza probabile.
La maggioranza assoluta degli intervistati pensa che il danno potrebbe essere causato da infezioni ospedaliere, da una diagnosi omessa, errata o ritardata. La Raccomandazione del Consiglio che prevede provvedimenti speciali per prevenire e controllare le infezioni nosocomiali, nonché integrare nella formazione dei professionisti della salute elementi di sicurezza del paziente che rispondano alle percezioni di rischio identificate dagli intervistati. Gli errori relativi ai dispositivi o alle apparecchiature sanitarie rappresentano la fonte di preoccupazione minore.
Tra coloro che hanno vissuto un evento avverso in prima persona, tale evento riguardava la gestione ospedaliera (44%) oppure il rispettivo medico, infermiere o farmacista (41%). Le vie legali sono state intraprese dal 15% degli intervistati. Altri enti (come il Ministero della Salute, enti locali o nazionali per la sicurezza del paziente) sono stati chiamati in causa da meno del 10% degli intervistati.
Il ridotto numero di denuncie di eventi avversi può essere dovuto alla mancanza di consapevolezza da parte dei cittadini dell’esistenza di autorità responsabili della sicurezza del paziente, dato che il 29% degli intervistati non sapeva chi fosse responsabile della sicurezza del paziente nel proprio paese. Secondo la Raccomandazione del Consiglio, agli Stati Membri viene raccomandato di nominare l’autorità competente responsabile della tutela del paziente sul proprio territorio e di dare la possibilità ai paziente ed alle loro famiglie di denunciare le loro esperienze. Queste due misure, se attuate, potrebbero contribuire ad aumentare il numero esiguo di denunce di eventi avversi.
In tema di elevata qualità dell’assistenza, il criterio di valutazione più importante per gli intervistati è stato la buona preparazione del personale sanitario (52%) seguito dall’efficacia della terapia (39%). Le liste di attesa, la modernità delle attrezzature mediche ed il rispetto della dignità del paziente non hanno ricevuto gli stessi livelli di attenzione da parte degli intervistati (tra il 27-29%).
Sebbene in media, la maggior parte degli intervistati abbia valutato il livello di qualità dell’assistenza sanitaria nel proprio paese come “buono” o “molto buono”, sono state osservate delle variazioni significative a livello nazionale. Quasi tutti gli intervistati in Belgio (97%), in Austria (95%), in Finlandia (94%), nei Paesi Bassi ed in Francia (entrambi 91%) hanno giudicato “buono” il livello di assistenza sanitaria, mentre meno di un terzo degli intervistati in Grecia e in Romania (25%), Bulgaria e Ungheria (entrambi 28%), e Polonia (30%), giudica la qualità dell’assistenza “buona” o “molto buona” nel proprio paese.
Quando è stato chiesto di paragonare l’assistenza sanitaria del proprio paese con quella disponibile negli altri Stati Membri, gli intervistati si sono divisi quasi equamente tra quelli che giudicano migliore l’assistenza nel proprio paese, quelli che la considerano allo stesso livello e quelli che la considerano peggiore. Quelli che hanno valutato positivamente l’assistenza nel proprio paese tendono a pensare che la qualità sia migliore rispetto a quella degli altri Stati Membri. Un terzo degli intervistati (33%) pensa che la qualità dell’assistenza nel proprio paese sia migliore di quella offerta in un altro Stato Membro. Tra questi, gli intervistati in Belgio (65%), in Austria (64%), in Finlandia (56%) ed in Francia (55%) guidano la classifica. Un quarto (26%) degli europei tende a pensare che l’assistenza nel proprio paese sia peggiore rispetto a quella degli altri Stati Membri dell’Unione, in particolare la Grecia (77%), la Romania (73%), la Bulgaria (72%) e l’Ungheria (67%).
A livello nazionale, ci sono diversi paese dove i cittadini hanno espresso un giudizio negativo su tutti i fronti dell’assistenza sanitaria offerta. Essi credono che un subire un danno durante un ricovero o attraverso una terapia non ospedaliera sia molto probabile, percepiscono il rischio di subire un evento avverso e giudicano negativamente la qualità dell’assistenza sanitaria del proprio paese, considerandola peggiore rispetto a quella degli altri Stati Membri. Questi Paesi sono la Grecia, la Bulgaria, l’Ungheria, Lettonia, Lituania e Polonia.
I Paesi dove i cittadini sono sempre positivi nei confronti del proprio servizio sanitario nazionale sono l’Austria, Finlandia, Francia, Germania e Svezia.
L’indagine di cui sopra è disponibile presso la Segreteria della FEPI. 
 
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